Not even the dogs

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è PARTECIPAZIONE! (G. Gaber)

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martedì, 07 ottobre 2008

Nel paese dove, in motorino, il giubbotto si indossa al contrario (7)

- Premessa

- Viaggio andata

- Primo impatto

- Della sodomia e di altri divieti

- The House of ghost

- Paese che vai, taxi che trovi

         Mission Possible to KotaKinaBalu

Sono davvero 3 bei giorni quelli passati nel Borneo, nell'isola del Borneo, nello stato di Sabah, nella città di Kotakinabalu (KKB), nel mega resort Shank-ri-la (un lusso che non avevo mai vissuto...).

Inizia tutto un venerdì mattina quando all'alba (si fa per dire...) ci si deve svegliare perché abbiamo l'aereo. Dalla Malesia peninsulare, da Kuala, all'estremità del Borneo, a KKB coi vogliono circa due ore e mezza di volo; più o meno come un volo Lampedusa – Udine, mare compreso, solo che invece del mediterraneo qui si sorvola il mar della cina del sud. Abbiamo volato con la Malaysia Airlines su un aereo enorme stracolmo di belle hostess provenienti da diverse pareti dell'Asia e con una strana prevalenza di nazionalità giapponese. Insomma, tornando ad un discorso già intrapreso nelle prime “pagine” di questo reportage, solo su Alitalia non ci sono hostess fighe. O almeno a me non è praticamente mai capitato di vederne. Questo è un chiaro segno di fallimento in quanto saranno decenni che la compagnia di bandiera (a mezz'asta a dire la verità) in insolvenza non assume, per cui il parco hostess-stuart di bordo è decisamente invecchiato, al contrario della rampante compagnia asiatica in questione. La partenza è puntualissima e precisissima (anche se il nostro volo iniziale era stato cancellato...). Niente da eccepire e il volo fila tranquillo tranquillo tra qualche lettura e 4 chiacchiere col fratellone che mi guidava in questo viaggio.

Le aspettative, c'è da dirlo, sono alte e impegnative. Siamo partiti col desiderio di fare rafting, di girare per la giunga, di andare in giro sul “monte più alto del sud-est asiatico”, il Kinabalu, di sollazzarci in spiaggia e ammirare le bellezze naturalistiche locali (donne comprese, sono bellezze naturali anche loro!). Il 90% di queste esperienze erano una novità per me per cui ero un sacco gasato all'idea. Il soggiorno non è andato esattamente come da programma, per diverse cause e motivazioni che andrete leggendo passo passo, ma ciò non toglie che sia stata un'ottima esperienza.

Il primo impatto col clima è migliore di quello di KL. L'umidità della grande città qui non esiste anche se fa abbastanza caldo, ma è più che sopportabile. Insomma, si sta decisamente meglio che a KL.

Una macchina governativa con un autista che si rivelerà poco affidabile (si presenta arrivando in ritardo) ci porterà in albergo. L'autista è uno dei vantaggi che si hanno quando in un paese del genere si ha una posizione di un certo livello e soprattutto quando il tour-operator che ti ha prenotato il viaggio è italiano, di Napoli per la precisione. Le attenzioni riservate da costui sono state a dir poco gradevoli e complete. Ottimo servizio, lo posso dire. Ma tornando al discorso, dicevo dell'albergo... MINKIA CHE ALBERGO!!! Un resort di lusso su un angolo di Borneo ai bordi del mar della cina con affaccio su un gruppetto di isolette che formano un parco marino protetto.

gambe-isolotto da te.

Mio fratello c'era già stato per lavoro e siccome tra i manager c'è un italiano, la sua ri-presenza (con accompagnatore sta volta che sarei io) viene più che premiata e invece delle due normali stanze che avevamo prenotato ce ne vengono assegnate due diverse, diciamo più grandi. Si locano nell'area di maggior lusso dell'albergo.

Li mortacci che stanze. Mai stato in una stanza del genere prima; io che sono abituato ad arrangiarmi più o meno per trovare una stanza per dormire quando vado fuori stavolta sono stato servito come quando hai un poker d'assi senza cambiare nessuna carta, anzi forse una vera e propria scala reale! In breve le due stanze si affacciavano sul verde a pochi metri dal mare e per la precisione quella di mio fratello sul campo da golf dell'albergo. Entrambe le stanze erano composte da un soggiorno con un divano, due poltrone, Tv tanti pollici, lettore Dvd, tavolo per 4, bagno “di servizio” con una cabina doccia che è grande quanto il mio bagno a Roma. Attraversato il soggiorno si può decidere se uscire fuori sul terrazzo oppure entrare in una stanza da letto molto grande, spaziosa e dotata davvero di ogni confort. Anch'essa si affaccia sul terrazzo che è arredato con un tavolino di legno e 4 sedie da esterni. In stanza c'è, ovviamente, un Tv tanti pollici, la connessione internet, la cassaforte, frigobar e mobili vari ed eventuali. La chicca però è il bagno. C'è il bagno anche in stanza. Cioè avevamo due bagni a testa. 4 bagni per due persone... un'esagerazione!!! Fatto sta che nel bagno principale della stanza oltre alla cabina doccia grande almeno quanto quella dell'altro bagno c'era anche una bella vasca da bagno e una specie di scrivania da donne dove agghindarsi; specchi ovunque che mi hanno visto cimentarmi in una serie di idioti giochi fotografici nei momenti di attesa tra un'attività, un'uscita e un riposino.

Gioco di specchi da te.

Asciugamani e ciabatte a perizoma (infradito) ovunque, che ve lo dico affare e in più, chicca delle chicche c'erano anche due vestaglie da principi a disposizione. Il resort, invece, era dotato oltre che di una hall grandissima di 4-5 ristoranti di diverse etnie tra cui l'immancabile italiano, super formale, “Peppino” con chef italiano di nome Rosario. Ovviamente l'abbiamo conosciuto in quanto forse eravamo gli unici italiani dell'albergo. Le presenze umane erano, come è ovvio, soprattutto asiatiche: coreani del sud, giapponesi, cinesi e un gran numero di occhi a mandorla di Taiwan. C'era anche qualche malese molto benestante ovviamente; davvero pochi europei ma un buon numero di australiani. Ma dicevo della dotazione strutturale dell'albergo... oltre ai “punti ristoro” dove si mangiava molto bene e al campo da golf a cui ho già accennato c'erano due belle piscine, un sunset bar proprio sul mare da dove la vista del tramonto era perfetta (a dire la verità non è che fosse così strabiliante, la vista è molto più suggestiva da Bova Marina che da Kotakinabalu..) un bar-ristorante a bordo piscina, una zona attività sportive con annesso tavolo da ping-pong che, ahimè, ha registrato la mia doppia sconfitta contro il fratello maggiore che mi ha battuto 2 partite su 2. Il tutto circondato da un lato dal mare e dall'altro da prati e giardini curatissimi. Il resort, infine, offriva la presenza di un disco-club (Lunabar) tra i più esclusivi di tutta la città che era frequentato non solo dagli ospiti dell'hotel ma anche dalla popolazione locale anche se in maniera non molto massiccia.

Il primo giorno, il venerdì, l'abbiamo dedicato al cazzeggio. Sistemazione nelle camere, pizza all'aria sulle sdraio a bordo mare prima e a bordo piscina dopo. Il bagno a mare l'ho fatto anche se il colore dell'acqua non era molto invitante. Anche lì, Bova marina gliene passa 100 di punti a KKB. Non è il classico posto paradisiaco che ci si può immaginare. Assomiglia un po' al mare dei cancelli di ostia, marrone! La causa, ovviamente, è la sabbia mega fina di cui è formata la spiaggia che rende marrone l'acqua e impossibile tenere gli occhi aperti sott'acqua. La cosa buona però è che era fondo, 2 metri dal bagno asciuga e non tocchi più per cui ti ci puoi fare delle belle nuotate al contrario della località balneare romana nella quale cammini per ore senza bagnarti neanche il collo... L'acqua, apparte il colore, era abbastanza pulita, mediamente salata ma di una temperatura sconvolgente!!! Era caldissima!!! Mai fatto un bagno in un mare così caldo, esageratamente caldo che mi ha fatto tornare in mente i bei tempi della placenta che se ci pensate bene sono molto simili a questi tre giorni di lusso passati a KKB. Addirittura quando sei nell'utero oltre a stare al calduccio e coccolato ti imboccano (grazie mammina) pure con un sacco di buon cibo, hai tutti i confort e tutto a portata di mano... Insomma a mollo in quell'acqua mi sono sentito “giovane” come allora...

Ma l'idiozia era in agguato. e si perché i due baldi giovani in questione avrebbero voluto fare una cosa simile al kitesurf ma senza surf. Avevano visto tra le attività dell'albergo un tale Kiteflying. voi sapete cosa vuol dire? Noi prima no, ma adesso si! Ci aspettavamo chissà qualche cosa estrema, siamo andati a prenotarci e il ragazzo era un po' sorpreso della nostra volontà e del nostro entusiasmo ma ci ha segnati sul foglio. Noi alle 5 di pomeriggio eravamo lì puntuali e pronti per l'avventura acquatica che ci aspettavamo. Il ragazzo ci accoglie sorridendo e tira fuori dal bancone un busta con degli oggetti colorati. Pensiamo: sono i giubbotti salvagente necessari quando si deve fare una cosa pericolosa in mare. Potremmo rischiare chissà cosa per cui è giusto premunirci anche se siamo entrambi dei discreti nuotatori e senza dubbio alcuno degli ottimi galleggiatori essendo nati praticamente dentro l'acqua di mare e cresciuti ai suoi bordi. Siamo pronti e carichi ma c'è un problema. Dentro la busta non ci sono i giubbotti salvagente bensì due aquiloni... Cazzo che scemi!!! Ci eravamo prenotati per un'attività divertente forse ma quando hai 4-5 anni... Appena scoperto l'inghippo, con fare felpato, sorridiamo gioviali al Mr. accenniamo ad un piccolo errore di valutazione e di traduzione e ci dileguiamo tra le risate e l'imbarazzo. Non è il caso di giocare con gli aquiloni... E' vero che il mio fare era da rapace, da aquila reale nel guardarmi intorno per scovare delle prede femminili da catturare, ma è tutt'altra cosa rispetto al giocare con gli aquiloni. E' che cacchio siamo due professionisti! Io della disoccupazione mio fratello di altro, ma in ogni caso abbiamo una reputazione da mantenere.

Ripieghiamo sul bordo piscina dove per prima cosa notiamo un animale dalle sembianze umane che sputa e fa casino sguazzando come un orso bruno in una pozza d'acqua in mezzo alle montagne. Il fatto è che non era un orso e non era neanche bruno. Un signore di una certa età, dalle fattezze occidentali e dalle movenze poco “educate” era (perdonate la costruzione latino-sicula di questa frase, il verbo alla fine, ma mi è venuta così). Vabbè, apparte questo mi butto in acqua in mezzo ad altre persone ovviamente e lì avviene il “drama” come una donnina lì vicino l'ha chiamato. Si nuotava e si sguazzava quando ad un certo punto una donna dagli occhi a mandorla inizia a tossire e a far come se stesse annegando... succede tutto in un attimo. La donna del “drama” le chiede se “everything is ok?” (domanda molto retorica oserei dire visto che l'asiatica stava “male”) io che stavo nuotando in direzione opposta sento questa frase mi fermo, guardo e faccio per avvicinarmi alla donna in difficoltà quando Mitch Buchenon (non so come si scrive, ma credo non lo sapesse neanche lui) si tuffa prontamente in piscina, aggranpa la donnina e la porta a circa un metro di distanza da dove l'aveva trovata, ovvero dove la piscina era più bassa e si toccava. Lì la ferma, arriva il compagno della donna in apprensione, la guardano, lei tossisce un po' e poi dice che è tutto ok... Al che l'eroe abbandona il campo di battaglia fiero della sua prodezza. Peccato che fosse Mitch e non Pamela (Anderson si intende) sennò avrei tossito pure io nella zona delle rapide della piscina. La mia ricostruzione del fatto è questa. La donnina deve aver ingurgitato un goccio d'acqua e ha iniziato a tossire lasciandosi completamente andare e rischiando di annegare davvero perché ha abbandonato ogni genere di movimento in balia di chissà quale malore fisico per poi riprendersi neanche un minuto dopo continuando a rimanere in piscina. Probabilmente il tutto è successo perché colei si stava facendo il bagno in costume e non vestita. E si, perché dovete sapere che un sacco di asiatici si fanno il bagno tutti vestiti e non perché sono mussulmani e non si possono denudare, ma semplicemente perché non lo so. Certo hanno poca dimestichezza con l'acqua. Questo è sicuro!!! Vorrei inoltre sottolineare l'ignavia del compagno della donna che ha rischiato di morire che non ha mosso un dito. E' vero che è successo tutto in 5 secondi di orologio e neanche io ho fatto in tempo ad avvicinarmi, ma il baldo giovane a prescindere attendeva il salvatore (non è un  nome proprio di persona) al sicuro nelle acque calme e basse dell'altro lato della swimming pool. Bah...

Apparte questo pochi altri avvenimenti in quel pomeriggio se non l'aver notato un gruppetto di 5 donnine (3 delle quali molto “donnone” diciamo) occidentali che si rilassavano a bordo piscina e ogni tanto lanciavano occhiatone che io definirei inequivocabili, mio fratello no. Età media del gruppetto: 45 circa. Mio fratello le chiamava le nonne ma io ero rimasto ipnotizzato da una di loro che perseguirà nella sua azione di osservazione più e più volte sia durante il relax sia la sera a cena da Peppino dove, per altro, eravamo seduti uno accanto all'altra e una di loro festeggiava il compleanno compreso di torta offerta al resto dei commensali del ristorante. Noi, altre due persone, e basta. Altri sguardi anche diretti, altri sorrisi.

Una delle mie fantasie adolescenziali si stava riproponendo in maniera prepotente e non all'interno del mio mondo fantastico e un po' perverso ma nella realtà dei fatti e delle azioni. Come ebbi modo di dire a mio fratello in quei momenti emozionanti e sognanti “Pierino mi fa una pippa!” ma lui tendeva a smorzare il mio entusiasmo nei confronti di quelle che io supponevo essere delle 50enni insoddisfatte che cercavano adrenalina, avventure e, perché no, quell'orgasmo che da giovani le faceva sentire così vitali ma che la vita stessa gli negava ormai da così tanto tempo. Ero pronto a diventare il loro eroe. Oddio non di tutte, non sono così forte al massimo di due di loro, o meglio di una sola, di quella che passandomi davanti ha incrociato il mio sguardo e mi ha clamorosamente sorriso, ma l'epiteto di nonne che mio fratello continuava a dargli cercando di calmare i miei bollenti spiriti ha fatto si che mi stessi al mio posto ad aspettare gli gnocchi caserecci ai 4 formaggi che avevo ordinato. Buoni devo dire. Come buoni erano i cannelloni ai funghi che ha preso mio fratello, come buono era il vino che ci siamo scolati (con conseguenze di sudore notturno che non potete immaginare...) come buona era l'immagine della donnina sorridente che, come nella mia adolescenza, è rimasta in un sogno. Un bel sogno che avuto un briciolo di materialità. Le 5 il giorno dopo non c'erano più in albergo... peccato, non so se fosse stato possibile ancora a lungo trattenermi dall'abbordaggio anche se poi magari non avrebbe portato a niente ma di sicuro ci avrei provato. Ma, at least, meglio così certi sogni forse è meglio che rimangano sogni ai quali ci si può aggrappare nei periodi di magra e che possono continuare ad essere circondati da quell'alone mitico che i tempi della giovinezza gli hanno creato attorno... Dopocena si va all'esclusivo club all'interno dell'albergo ma non c'è quasi nessuno, si bevono due cose, si notano le cameriere in abiti succinti e ben poco altro e si va a nanna. Ma a quel punto uno spettacolo inaspettato mi attendeva, o forse si faceva i fatti suoi e io l'ho notato. Nell'orizzonte sul mare una luce rossastra aumentava e diminuiva di intensità circondata da una specie di leggere nuvole che sembravano adagiate sul mare. Certi momenti la luce si rinforzava molto, certi altri era molto lieve. Ho provato ad immortalare con la macchina fotografica ma non si vedeva niente. Meglio, non ho rubato l'anima e l'unicità di quella che era l'aurora australe... uno spettacolo impari. questi si davvero!!! Dopodiché sono potuto andare a letto davvero contento di aver visto qualcosa che è davvero raro nonché impossibile nella vecchia Europe.

La mattina dopo levataccia e mega colazione energica che ci aspetta il rafting. Ovvero scendere da un fiume su un gommoncino a remi. Certo più rapide ci sono e più figa, e più difficile, è la discesa. To be onest non è che sia stata così difficile come discesa ma l'alternativa era molto più difficile, ma divertente, e serve un po' di preparazione per cui hanno limitato le nostre ambizioni ai livelli più bassi di difficoltà. Certi tratti devo dire, però, che erano divertenti e difficili compreso una volta che siamo andati a sbattere contro un muraglione di rocce. La cosa figa però è che eravamo in mezzo alla giungla, alla foresta pluviale. Tutto intorno a noi montagne verdi e le corse di una bambina... no scherzo una vegetazione fittissima che ha stimolato in me e mio fratello delle riflessioni sull'impossibilità da parte degli americani di scovare i vietcong durante la guerra col vietnam comunista di Hanoi. Ottimi vietnamiti devo dire, destreggiarsi in posti del genere deve essere veramente difficile anche se ci hai vissuto o ci vivi, come un gruppetto di bambini che abbiamo visto giocare ad un certo punto ai bordi del fiume in corrispondenza di un piccolo villaggio lì intorno. Il giro in gommone è durato poco più di un'oretta durante la quale la ragazza che ci accompagnava ci ha imbottito di nozioni sulla frutta e sui frutti della vegetazione locale. Quelli buoni e profumati e quelli schifosi e puzzolenti. Comunque davvero simpatica lei! A meta strada in un pezzo calmo abbiamo fatto anche il bagno nel fiume, che figata provare a fare i salmoni e nuotare controcorrente. Si è vero anche a mare lo faccio spesso ma in fiume è tutta un'altra cosa e si sente. Poi di fiumi a disposizione, a parte quella schifezza del Tevere, non ne ho, per cui me lo sono goduto. E' stato piacevole e divertente se non fosse stato per un branco di pecoroni coreani che ad un certo punto hanno invaso l'area con i loro gommoncini e con i loro corpicini vestiti. Abbiamo ripreso il cammino. Dopo un pranzo tipico a base di pollo e riso e chili ci dirigiamo verso l'albergo ma piove. Minkia quanto piove ragazz* e la cosa peggiore è che non smette! Continua a piovere per tutto il pomeriggio, serata compresa. Dopo un riposo (dormita per qualcuno, stand by per me) si va a cena al buffet e si scopre l'impossibile!

C'è l'ira di dio da mangiare e noi ne approfittiamo a man bassa! Ci abbuffiamo tanto che dopocena ci sarà una seconda session di “riposino”. Ma dopo si va al locale dell'albergo per la seconda volta ma stavolta con la sorpresa. E' pieno, ripieno di gente come un uovo di gallina è ripieno di quello che potrebbe essere un pulcino. Ma la cosa ancora più bella è che è pieno di angeli. Per angeli intendo donne vestite interamente di bianco. E chi mi conosce sa quanto lo adoro... Si beve qualcosa e per caso si attacca bottone (a dire la verità era un'ora che non aspettavo altro!) insomma si scopre che c'è una festa di compleanno e che le donne per tradizione devono vestirsi di bianco, anche se in maniera iper-succinta, devono comunque essere vestite di bianco, cosa c'è di meglio? Apparte l'apparenza conosciamo delle persone simpatiche, devo dire soprattutto una di cui vi anticipo solo il nome: Leandra. In questa parte di Malesia i mussulmani sono una minoranza e lo si nota nei modi di fare e di vivere che sono molto simil - europei, a partire dai cocktail per finire agli orari di chiusura dei locali che a KL chiudono inevitabilmente alle 3 (discoteche comprese) mentre a KKB la combriccola locale ci porta in un locale che chiude alle 5! L'unico a dire la verità ma pieno di gente del posto. Forse solo io, mio fratello e il marito di una del gruppo locale (inglese) non eravamo asiatici. la cosa si è rivelata ottima e sono stato letteralmente sequestrato da una donnina che, come il burro sul pancarrè, mi si è spalmata per tutta la notte fino a chiusura del locale, ma è finita lì non viaggiate con la capoccia. Un drink e un po' di sana danza, per altro la musica, al contrario del locale chic dell'albergo, era non male anche se l'età media della gente era abbastanza bassa. In ogni caso ci si voleva divertire, e ci si è divertiti! Non posso non menzionare a questo punto il fatto che tra la combriccola dei locali con cui abbiamo fatto conoscenza c'era anche l'immancabile italiano ubriacone, enorme di stazza, che era lì da 20 anni oramai e che per vivere aveva aperto un ristorante italiano, ovviamente. L'omone era abbastanza simpatico anche se forse a causa dell'alcool molto, ma molto, molesto nei confronti di chiunque. A legarci, oltre che la stessa lingua era il fatto che il Mr. era un eporediese come una branchia della mia famigliola. Il mondo è davvero piccolo, anche se mica tanto!

La domenica mattina la levataccia è stata ancora più accia del giorno prima. Alle 7.30 tutti pronti (circa un'ora e mezza di sonno visto che ci si era coricati verso le 5.30...) che si parte alla volta del monte Kotakinabalu dal quale prende il nome la città Kkb che è anche la capitale dello stato di Sabah, uno dei 13 che compongono la federazione Malese. L'itinerario della giornata ha visto la prima tappa in un paesino ai piedi del monte dove la domenica mattina si tiene un mercatino più che tipico direi. Non è uno di quei classici posti che si trovano da ste parti dove si vendono cose praticamente solo per i turisti, bensì un mercatino locale vero e proprio, dove si vende merce locale vera e propria. Dalla frutta e verdura coltivata in zona all'artigianato, dai vestiti usati alla merce contraffatta dal pesce fresco, sotto sale o già cotto al tabacco locale. Il tutto in un ambiente a dir poco povero. E' stata la cosa che più mi è saltata all'occhio la povertà di quella gente che vendeva e di quella che comprava. Apparte qualche turistello come noi il resto delle persone che popolavano il mercato erano locali in cerca di offerte e di risparmio. Le facce che lo animavano non potevano essere più tipiche ed eloquenti e comprendevano le innumerevoli etnie e miscugli etnici che compongono le popolazioni locali. Una delle cose che ti balza all'occhio, a te occidentale, è il numero, oltre che il colore scurissimo, davvero ridotto di denti nei sorrisi che questa gente ti fa per attirarti al suo banchetto (se è fortunato, sennò la merce si vende per terra su grandi foglie di banano, pesci cotti compresi...).  Qui sono poveri davvero e forse una tale povertà così concentrata in un unico luogo non l'avevo mai vista. Avrei voluto fare un sacco di foto ai banchi delle merci alle persone all'ambiente agli autobus privati tutti arrugginiti che fuori dal mercato prendevano e portavano gente chissà dove e chissà in quali villaggi. Ma di foto non ne ho fatta neanche una. L'ho avvertito come un segno di scarso rispetto, quello non era folklore, era vita umana vera e propria che è giusto raccontare in un reportage come questo ma il “diritto di cronaca” a me non basta per fotografare certe realtà umane e riportarle all'attenzione di un pubblico. Il mezzo migliore credo siano le parole, fotografare quelle situazioni e quelle persone per poi mettere le foto su flickr e sul blog e in questo reportage sarebbe stata una cosa inutile. Catturare l'immagine di ciò che ho visto in foto, secondo me, dovrebbe essere fatto solo se c'è la possibilità di attivare delle azioni di aiuto o robe del genere. Altrimenti che rimanga tutto nella mia memoria anche se non penso niente di male riguardo i reporter e fotografi che immortalano quella realtà per poi diffonderla, anche facendo qualche soldino, penso molto male, però, di quelle masse di turisti che lo fanno “just for fun” o per mostrare quello che hanno visto agli amichetti e magari raccontare degli odori immondi che si sentivano tra quelle bancarelle.

E' vero non ho comprato niente ma ho rosicato perché ci ho pensato dopo che avrei potuto comprare una bella busta di tabacco locale e portarla come souvenir a tutti gli amici fumatori che ho, e che sono un sacco, piuttosto che il classico pacchetto comprato all'ultimo tabacchino sulla strada prima del rientro... Ma vabbè, l'occasione ormai l'avevo persa. Rimessi in moto, in macchina ci si dirige verso la montagna e inizia una salita abbastanza ripida.

Mont Kina Balo da te.

Il nostro obiettivo è di arrivare intorno a quota 2.500 metri dove si può visitare il parco naturale. La cosa che salta all'occhio subito è la vegetazione. Sulle nostre montagne è molto più monotona e uniforme rispetto a quella del monte Kotakinabalu e in più, come ci insegnano in ogni scuola elementare, dopo una certa altezza la vegetazione inizia a mutare. Si passa da una certa varietà, a distese di alberi sempreverdi fino ad arrivare a distese di rocce e muschio e poco altro. Da noi fa freddo, cazzo, in montagna. qui a più di duemila metri di altezza la vegetazione era ancora più che varia e rigogliosa, alberi alti e di pini e abeti manco l'ombra. Ma siamo dall'altra parte del mondo, qualcosa di diverso dal mio Aspromonte o dalle Alpi ci deve essere. E ce n'è, parecchie cose anche! La nostra guida ci spiegava che neanche in cima esiste la neve in nessun periodo dell'anno. A più di 4000 metri sul livello del mare non c'è più vegetazione, rocce si e tante ma non c'è la neve, mai. Quello che c'è è tanta ma tanta acqua che è bevibile direttamente in  quanto più pura e pulita non ce n'è. Ma la presenza quasi ingombrante di acqua si nota anche dalla strada mentre si sale verso il parco. Dalle pareti di terra, roccia e vegetazione che costeggiano questa striscia di asfalto a volte si vede acqua che trasuda in grandi quantità, il terreno non riesce a contenerla e ancora neanche piove... mentre volgendo lo sguardo verso la vallata si nota sulla parete del monte verso cui ci stiamo dirigendo un'altissima e lunghissima cascata che sembra quasi squarciare il verde della montagna. Certo qui l'acqua non gli manca, altro che siccità! Dovremmo importarne un po' in provincia di Reggio... Un'altra cosa che si nota sono pezzi di foresta pluviale completamente cancellati a causa di un'insana opera di disboscamento. Ora non so se sia legale o meno e se è legale quanto corretta sia nei confronti di una montagna che è immersa nel secondo polmone verde della terra dopo l'Amazzonia, ma fa impressione vedere letteralmente delle forme geometriche in cui la vegetazione rigogliosa della zona è assente, sostituita a volte dal nulla altre volte da serre e coltivazioni. Questa estate me ne parlava il ragazzo di una mia amica che fa parte di un'associazione palermitana che si occupa di natura, ambiente e turismo che avevano fatto un documentario su una popolazione indigena del Borneo malesiano che sta scomparendo a causa del disboscamento delle terre dove ha sempre vissuto a causa dell'aggressività degli scopi commerciali per i quali il disboscamento avviene. Ho pensato anche alle sue parole quando ho visto quelle immagini anche se non so se le zone in questione fossero le stesse. Fatto sta che in quel ben di dio di natura quei quadrati di nulla sono come un cazzotto nell'occhio!

Ma continuiamo la salita verso il parco che raggiungiamo a breve e nel quale ci addentriamo attraverso del percorsi preparati e studiati per permettere l'osservazione di piante rare, di un piccolo torrente e tante altre piccole cose ma molto belle, nonché rare.

Pianta carnivora da te.

Tra tutte 2 specie di piante carnivore che ci hanno attaccato appena passati di lato ma che con abilità mista tra Indiana Jones e McGiver (non so se si scrive così) siamo riusciti a neutralizzare consegnandole alla giustizia (non certo i forestali calabresi...) per fargli avere un giusto processo in modo tale che la giustizia occidentale continui a trionfare sulla natura selvaggia... Scusate la cazzata ma mi è venuta da sola, a volte non comando le mie mani e la mia capoccia... maledetta Hollywood...

Dicevo abbiamo osservato queste piante carnivore che si nutrono di insetti che vengono attirati da un liquido dolciastro che sta all'interno di queste piante ma che in realtà è una specie di acido che li uccide e li decompone per poi diventare carne da macello, ops, nutrimento per la pianta. Altro che concimi e sterco di animali, eheh. Questa sicuramente era l'attrazione principale del percorso insieme alle tante storie e leggende che la nostra guida ci ha raccontato sulla gente dispersa sul monte che a quanto pare era un vulcano che è ormai inattivo da millenni. Queste storie e leggende non hanno retto il confronto con la storia di chi nel suo paese di vulcani ne annovera almeno 4 (ma sono di più lo so) di cui 3 sicuramente attivissimi e che bazzicano nelle zone di nascita dei suddetti italiani allo sbaraglio, quali eravamo io e mio fratello. Apparte che lei non si capacitava di come fosse possibile vivere vicino, o sopra a volte, a dei vulcani attivi; apparte il fatto che lei diceva di avere paura di eventuali esplosioni e colate laviche; è bastato raccontare in molto larghi termini la storia di Pompei ed Ercolano per sovrastare tutte le sue storie e leggende per non parlare del fatto che è rimasta a bocca aperta quando le abbiamo detto che se di notte fai il giro di stromboli in barca puoi vedere le esplosioni di lapilli che illuminano la punta del vulcano o che se vai in escursione sull'Etna e hai culo di farla in un periodo di bassa attività puoi passare vicino ai fiumi di lava ed avvicinarti fin quando non ti si sciolgono le scarpe di gomma sulla roccia lavica. Oltre al fatto che da casa mia a Reggio quando l'Etna è in eruzione o ha delle colate abbastanza consistenti e il tempo atmosferico è buono, si vedono ad occhio nudo. Va bene la natura incontaminata e le leggende, vere o false che siano, ma certe cose se le sognano nel resto del mondo soprattutto se pensiamo che da noi è tutto vero. Storia ed attualità. Altro che leggende.

Comunque il giro è stato bello ma adesso ci si dirige verso un'altra parte del parco naturale ma dopo aver pranzato in un posto locale a base di cibo cinese. Il pollo sta incominciando ad uscirmi da tutti i pori!!! Ma bando alle ciance l'altra tappa della nostra escursione naturalistica era l'orto botanico che si trova sempre all'interno del parco naturale ma in un altra zona della montagna che, però, non differisce per il colore verde acceso e per la fitta vegetazione che la abita. La prima cosa di cui veniamo avvertiti è che se una sanguisuga ci si attacca alla pelle è meglio lasciarla succhiare tutto il sangue che vuole evitando di cercare di staccarla prima che abbia finito, in quanto questi dolci animaletti usano delle specie di piccoli “artigli” che entrano dentro la pelle e se loro non smobilitano e tu le stacchi prima rischiano di lasciarti dei segni parecchio evidenti (come quello che la nostra guida ci mostra al lato del suo ginocchio che aveva ormai da più di un anno) oltre che fare un certo dolore. Certo è difficile pensare di avere il sangue freddo di fare finta di niente avendo una sanguisuga attaccata alla pelle, ma in realtà non dovremmo mai affrontare questo problema durante la camminata. Anche qui ci sono piante carnivore ma la stragrande maggioranza degli abitanti di questo giardino botanico ricavato sul bordo del monte è quella di un'infinita varietà di orchidee e simili.


Orchidee da te.

Sia io che mio fratello siamo più che ignoranti in materia per cui più che osservare i colori e le dimensioni (ci sono sia le più piccole che le più grandi orchidee del mondo) potevamo fare poco altro. Purtroppo la stagione non è quella giusta per la fioritura della Rhadesia che è l'unico nome che praticamente conoscevo: trattasi del fiore più grande del mondo che fiorisce per una settimana ogni anno per poi tornare nel suo oblio. E chi si è visto si è visto. E noi non abbiamo visto.

L'escursione era finita e sfiniti eravamo noi dopo la levataccia e le lunghe camminate anche se abbastanza comode su e giù per i giardini che questo monte mitico del luogo offre ai suoi visitatori. Per arrivare in cima ci voglio due giorni e una notte oltre che l'attrezzatura adeguata e un adeguato allenamento. Noi non avevano niente di tutto ciò per cui ci siamo limitati a ciò che era possibile per le nostre scarse skills. In ogni caso quello che abbiamo visto sicuramente non è possibile vederlo in nessun luogo della nostra bella Italia per cui, in ogni caso, siamo tornati in albergo arricchiti anche dalla simpatia e dalla socialità della nostra guida che si è rivelata simpatica e di compagnia. Ma all'albergo il sonno era in agguato e corroborato dei costanti acquazzoni pomeridiani che si abbattono con una potenza più forte di qualunque grandinata europea si è dormito fino all'ora di cena, più o meno e chi più chi meno.

A proposito di grandinate europee, la guida ci diceva che l'anno passato nel Borneo “rained ice” (ha piovuto ghiaccio), ovvero ha grandinato, ed era la prima volta da quando è nata lei che a sua memoria è successa un a cosa del genere e a quanto pare anche a memoria dei giornali che, dalle sue parole, hanno dedicato all'avvenimento atmosferico da noi abbastanza consueto pagine e pagine di riflessioni e approfondimenti. Se questo non è un segno del clima globale che sta cambiando ditemelo voi quale può essere!!! E c'è ancora chi fa finta di niente, grandi petrolieri in primis e loro lacchè politici...

La sera invece ha visto protagonista prima una pizza da Peppino che, a dire la verità non è che fosse granché, anzi. Al contrario degli gnocchi e dei cannelloni che ci avevano deliziati due giorni prima la pizza ci ha lasciati alquanto delusi... Il dopocena si è svolto in posto carino sul lungomare cittadino, Waterfront in inglese (a voi reggini dice qualcosa questa parola???), si chiama Cocoon Pub. Ad aspettarci lì c'erano due delle ragazze che avevamo conosciuto in quella festa di compleanno della sera prima più un molestatore, ubriacone, coreano. Nel locale c'era un gruppetto che suonava cover dal vivo e poca altra gente. L'atmosfera era davvero carina, da serata tranquilla in qualunque città del mondo “atlantico” ma arricchita, per quel che mi riguarda almeno, dai sorrisi e dalla simpatia di tal Leandra che si è rivelata (ma già me n'ero accorto la sera prima) una persona davvero piacevole con cui chiacchierare e con cui farsi un sacco di risate. Il locale ha chiuso presto e le donnine andavano via che il giorno dopo lavoravano, noi eravamo distrutti dall'alzataccia e dalla giornata in generale ma per quel che mi riguarda la serata è stata davvero piacevolissima e me ne rimarrà un gran bel ricordo. Adesso tutti a nanna che la mattina dopo bisogna lasciare l'albergo che si torna a la maison, che non è un locale alla moda ma, molto più semplicemente, casa. Ovviamente il giorno della partenza c'era un sole e un caldo che durante gli altri 3 giorni ce lo potevamo sognare... ma era regolare che andasse così...

Il viaggio di ritorno è filato liscio apparte il fatto che il nostro volo era stato soppresso per motivi non spiegati (per altro anche quello dell'andata aveva avuto la stessa sorte) ma ci siamo imbarcati in un aereo che partiva due ore dopo con tanto di buono pasto dal McDonald offerto gentilmente (?!?!?!?) dalla compagnia aerea... Credo che sono più di dieci anni che non prendo qualcosa al Mc... sta volta mi è toccato perché è stato comunque un pasto gratis, ma continuo a sconsigliare e boicottare attivamente la catena dei panini più disgustosi del mondo... Non è certo un pessimo pasto gratis che mi farà cambiare idea riguardo al suo modo di fare, alla qualità del suo cibo e, in primis, al gusto di quello che offre che continuo a ritenere pressoché osceno. Per chiudere, lo sapevate che dopo 10 minuti che i panini sono fatti se non vengono venduti li devono buttare nella spazzatura perché il loro aspetto si deteriora tanto da fare schifo anche alla vista? Non è ideologia ma è aver convissuto per due anni con una persona che ci lavorava, in un Mc e aver letto il loro “foglietto d'istruzioni” per i dipendenti, che tutte le parole delle campagne di boicottaggio sono diventate quasi religione per me, per non parlare della visione di un film-documentario “Supersize me”, se non lo avete visto ve lo consiglio caldamente...

 

La storia della Malesia, ed anche la mia, passa da Melaka

Il paradiso esiste ed io ci sono stato

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Viaggio di ritorno

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postato da lisicere alle ore 19:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: ambiente, viaggi e vacanze, botanica, fame nel mondo, borneo, malaysia, kuala lumpur, reportage malaysia, kota kina balo



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