Not even the dogs

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è PARTECIPAZIONE! (G. Gaber)

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lunedì, 13 ottobre 2008

Nel paese dove, in motorino, il giubbotto si indossa al contrario (10)

- Premessa

- Viaggio andata

- Primo impatto

- Della sodomia e di altri divieti

- The House of ghost

- Paese che vai, taxi che trovi

- Mission possible to KotaKinaBalu

- La storia della Malesia passa da Melaka, ed anche la mia

- Il paradiso esiste ed io ci sono stato

         I blogger e la libertà di stampa

Proprio ieri (18 settembre 2008) ne hanno arrestato un altro. Di blogger intendo. Il mal capitato si chiama Syed Azidi Syed Aziz che usa come nickname “Sheih Kickdefella” (simpatico ed eloquente come nickname...) di 38 anni, sposato con 4 figli, della città del nord della Malesia, Kota Baru (una delle roccaforti degli estremisti islamici nel paese). L'articolo del giornale dice che è stato arrestato in base al Sediction Act, una legge fatta dagli inglesi quando dominavano questo paese, nel 1948. La colpa del blogger è stata quella di “aizzare” il popolo malese (che possiede uno spazio web) ad esporre le bandiere (nei propri spazi) al contrario per protestare contro la situazione economica e politica del paese. In primis contro le limitazioni alla libertà d'espressione.

blogger arrestato malaysia da te.

Ovviamente ha ricevuto la solidarietà di tutto il web in quanto non è certamente un atto sedizioso quello di chiedere condizioni economiche e politiche migliori senza commettere nessun atto di violenza ne, tanto meno, commettere nessun vilipendio o oltraggio a simboli nazionali. Sono molto più oltraggiose quelle bandiere malesiane tutte sporche e strappate che si vedono in giro appese da chissà quanto tempo ai lampioni che costeggiano le strade di città...

Nella mia tesi di laurea ne avevo scritto un po'.

I blog e la blogosfera in generale sono tanto più utili, quanto più potenti, nei paesi dove la libertà d'espressione è un'utopia o in quelli, come la Malesia, dove la libertà d'espressione è una semplice chimera per coprire la censura che, pure, si applica apertamente a tutti i prodotti dell'industria culturale (film, giornali, riviste sia interne che estere; tutte, insomma). La rete e la produzione dei contenuti da parte dei suoi utenti sono un'arma potentissima nelle mani di chi ha voglia di dire la propria. Qui lo sanno bene i politici di ogni schieramento. Quelli di opposizione, anche della più piccola, insignificante e non riconosciuta che usano i blog per acquistare consenso e visibilità, creando un rapporto diretto con gli elettori, e che gli sta portando un certo successo. Ma lo hanno capito anche i partiti dell'eterna maggioranza se è vero, come scriveva Punto Informatico qualche tempo fa, che hanno obbligato tutti i candidati alle elezioni ad aprire e tenere un blog per aumentare il proprio rapporto con gli elettori. Ma c'è un altro lato della medaglia e i blogger indipendenti lo conoscono molto bene qui... Se i blog sono uno strumento per esercitare il proprio diritto alla libertà di espressione, allo stesso tempo sono l'obiettivo primario di chi quella libertà la vorrebbe ridotta e addomesticata alle proprie volontà.

Esiste una legge, sempre fatta dagli inglesi, nel 1948 durante la loro dominazione, degna delle peggiori dittature poliziesche, che si chiama I.S.A. ovvero Internal Security Act. Secondo questa legge qualunque funzionario-dirigente di polizia (per cui anche il ministro dell'interno tramite questura) può decidere di detenere qualunque cittadino, per 60 giorni, se vi è il sospetto di un pericolo all'ordine e alla sicurezza nazionali. La detenzione avviene senza nessuna autorizzazione da parte delle autorità giuridiche che pur esistono. L'idea è che prima si arresta e poi si indaga. La cosa peggiore è che è sempre il poliziotto in questione a decidere se l'arrestato abbia il diritto, o meno, di incontrare familiari e avvocato. In più il ministro dell'interno può firmare il prolungamento della detenzione per altri due anni e rinnovarla ogni due anni senza nessun passaggio dall'autorità giudiziaria. Potenzialmente se un capo di polizia arresta qualcuno sotto il regime ISA i ministri degli interni possono rinnovare ogni due anni la detenzione del soggetto in questione condannandolo, di fatto, all'ergastolo senza alcun tipo di processo, neanche farsa.

Ne sa qualcosa il blogger Rajia Petra, che dirige il blog Malaysia Today, di cui aveva parlato anche Beppe Grillo un po' di tempo fa quando le autorità malesi gli avevano chiuso il blog perchè aveva accusato la moglie del re di aver partecipato ad un omicidio. Blog che ha continuato ad esistere e ad essere leggibile sotto un altro dominio (la potenza del web, di uno spazio che non ha confini fisici...). La qual cosa ha portato le autorità locali, dopo varie convocazioni in questura, ad arrestare il blogger in questione (risolvendo il loro problema alla fonte, diciamo; dimostrando così, per chi è ancora critico dello strumento blog, che le notizie sono opera di chi le scrive e non dello strumento che le trasmette...) proprio la settimana scorsa sotto il regime ISA. Rajia ha continuato a criticare il governo attingendo a fonti sue personali ma segrete e la polizia adesso sta cercando di scoprire “chi” sono queste fonti. Rajia è stato in buona compagnia perché lo stesso giorno del suo arresto ci sono stati altri 2 arresti sotto il regime ISA. Per motivazioni che, se si può dire così, sono ancora più assurde!

ritagli giornale blogger malaysia da te.

E' stata arrestata una parlamentare dell'opposizione, di etnia cinese, per aver chiesto pubblicamente che gli altoparlanti delle moschee che spandono le preghiere all'esterno delle strutture abbassassero un po' il volume (!!!). Questa sua richiesta è stata tacciata come una minaccia alla sicurezza nazionale in quanto istigherebbe all'odio razziale. Qui con questa scusa non si può dire niente perché le autorità fanno finta di essere rispettosissime della multiculturalità (il popolo malese è caratterizzato da 3 etnie principali: i malè che sono mussulmani, i cinesi che hanno mille religioni e che sostanzialmente sono di sinistra e se ne fottono delle religioni e gli indiani che sono indù e qualcuno buddista) che è caratteristica fondante del popolo malese. Salvo poi prevedere delle quote razziali in tutti i posti di lavoro, soprattutto nella proprietà e nelle dirigenze d'azienda, che obbligano i privati ad avere un tot di numero di lavoratori e dirigenti di etnia malè perché hanno paura che i cinesi, molto più bravi e attivi di loro, possano colonizzarli economicamente (cosa che per altro è già praticamente avvenuta...).

Ma torniamo agli arresti. La terza persona arrestata, sempre sotto il regime ISA, è stata una reporter di un piccolo quotidiano il “Sin Chew Daily”. La reporter, ovviamente, è di etnia cinese è ha commesso il reato di riportare letteralmente le parole di un politico dell'UMNO (partito di maggioranza relativa e guida della coalizione al governo) che aveva parlato male dei cinesi. Il politico in questione è stato sospeso per 3 anni dalla sua carica parlamentare e dal suo partito; la giornalista che non ha fatto altro che riportare le parole del politico è stata arrestata. Tutto questo sempre in nome della sicurezza nazionale e dell'unità tra le diverse etnie. Per fortuna la reporter dopo 3 giorni è stata liberata vista l'assurdità delle motivazioni. Secondo la polizia l'arresto sarebbe avvenuto per proteggere la suddetta da alcune minacce anonime che aveva ricevuto dopo l'articolo che aveva pubblicato... Cioè, per ricapitolare, era stata minacciata di morte da qualcuno in maniera anonima (forse un poliziotto stesso???) e per evitare danni alla sua persona, e quindi alla sicurezza nazionale, è stata arrestata... ASSURDO!!! Lei comunque ha dichiarato di essere stata trattata abbastanza bene dalla polizia anche se non ha dormito per 3 giorni... E' già tornata a fare il suo lavoro ma adesso ci penserà 3-4 volte prima di riportare letteralmente le parole controverse di un politico di maggioranza... l'ABC del suo mestiere, difficilmente lo rifarà serenamente...

Al mondo dei giornali accenno solamente perché la censura sia automatica dei giornalisti, sia quelle alle fonti sia quella diretta e postuma (come abbiamo visto) è pesante e vistosa. Leggo regolarmente almeno un giornale malese in lingua inglese che si chiama New Straits Times, che sempra essere il più autorevole. Quelli di lingua malese, mandarina o indi, lo capite da voi perché non li leggo... Ogni tanto leggo anche la testata Star e la free-press in inglese “Sun”. In nessuno di questi tre giornali leggerete mai articoli che mostrano apertamente contraddizioni e sotterfugi della maggioranza di governo. Solo per piccolissime questioni ci possono essere delle piccole critiche. Anche se loro cercano di apparire liberi e indipendenti facendo, per esempio, domande scomode al ministro della comunicazione, salvo poi non insistere per nulla quando questi svicola apertamente (e, anzi, a volte impone le domande e si dà le risposte da solo... stile Berlusconi, insomma) dalle domande scomode. L'intervista riportata dal NST a quest'uomo riguardo la censura dei blogger e dei giornalisti fa ridere, letteralmente, i polli! Anche l'articolo che dà spazio alle dichiarazioni del capo del sindacato dei giornalisti (una donna, fa strano per un italiano vedere tante donne in posizioni di potere, in un paese mussulmano poi che i nostri media ci hanno insegnato essere dei veri e propri inferni per donne che vogliono avere successo nel lavoro...) che dichiara in maniera blanda la necessità della libertà di espressione dell'informazione salvo poi sostenere che alcune volte è giusto censurare (?!?!?!?). Scoprirò, poi, che la donnina in questione è legata a doppio filo con l'UMNO.

Gli unici spazi di critica aperta, anche se non sono mai netti e inequivocabili, sono lasciati allo spazio delle lettere dei lettori (antica forma di contenuti generati dagli utenti). Forse per pararsi il culo i direttori dei giornali pubblicano ogni giorno una o due lettere di critica, cosa che loro non possono fare direttamente.

La radio, ovviamente, è incomprensibile perché tutta nelle lingue locali tranne le informazioni sul traffico che stranamente sono in inglese. L'unica cosa che posso capire, quindi, è se c'è fila sulla Jalan Ampang...

Rimane la Tv che qui ha 2 o 3 canali nazionali e qualcuno locale che trasmettono in lingua malè. I telegiornali di solito sono sia in malè che in cinese e alcuni canali li fanno anche in inglese ma non li seguo mai perché a casa c'è il satellite. Per cui tendo ad informarmi tramite CNN, BBC e, soprattutto, Al Jazira, la migliore emittente satellitare all news. Senza alcun dubbio! Ovviamente di informazioni sulla Malesia sul satellite ce ne sono proprio poche.

In questo paese come in tutti gli altri nel mondo se si vuole accedere ad informazione vera, plurale e verificabile non c'è altro modo se non tramite i blog che dimostrano ancora una volta (qui più che in altri luoghi) che sono davvero gli unici spazi dove è possibile diffondere informazioni in maniera libera, credibile e verificabile. Gli arresti recentissimi di Rajia Petra e di Syed Aziz ne sono solo una semplice dimostrazione.

L'ultima considerazione riguarda gli ubriaconi inglesi che hanno colonizzato la Malesia per decenni e che a questo popolo, oltre al calcio, la lingua e un altro paio di cose buone, hanno lasciato queste due leggi, parlo dell'ISA e del Sediction Act che lasciano perlomeno dubitare sui “bei sentimenti”, se così si possono chiamare (erano leggi pensate per contrastare la guerriglia comunista dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando il mondo si stava dividendo in 3 blocchi... 1°, 2° e 3° mondo...).

 

Degli italiani e di altra brava gente

La mia panza, in Malesia

Dall'Irlanda ai tropici il tempo non cambia

Kuala Lumpur, la città

L'Italia e gli italiani visti da questa parte del mondo

Viaggio di ritorno

Varie, eventuali e conclusioni più o meno a caldo


(A)


postato da lisicere alle ore 14:57 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: web , blog, media, censura, viaggi e vacanze, malaysia, libera informazione, reportage malaysia, rajia petra, kickdefella, malaysia today



Commenti
#1   15 Ottobre 2008 - 02:49
 
Insomma.. hai deciso di farci crepare di invidia, allora!!!
Va bene....

Gaetano
utente anonimo

#2   15 Ottobre 2008 - 10:50
 
seiinvidioso dei blogger arrestati???
:-D

(A)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lisicere

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sono una persona, a volte due, molto più spesso tre ma non sono mai stato trino... Questo blog spera che chiunque copii i suoi contenuti, non si protegge con nessun genere di licenza. Non è importante se chi copia o riproduce abbia finalità commerciali o no. L'importante è che se copi sei gentile e dici da dove hai copiato o attinto. Per cui niente copyright, niente Creative Commons ma solo Copyleft! Se avete voglia di dirmi qualunque genere di cosa potete farlo dal citofono, ma se non sapete dove suonare allora mandate una mail quì: alessio.neri82@gmail.it



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